José Ricardo Bezerra e Felipe Bezerra
In questa 27ª Domenica del Tempo Ordinario, il Vangelo (Mt 21,33-43) ci presenta la parabola dei vignaioli. Un padrone pianta una vigna, prepara ogni cosa con cura e la affitta a dei contadini. Quando arriva il tempo del raccolto, i servi che il padrone manda vengono bastonati, uccisi o lapidati; alla fine manda il proprio figlio, e i contadini uccidono anche lui. Gesù chiede che cosa farà il padrone della vigna, e la risposta dei capi dei sacerdoti e degli anziani finisce per rivelarli. La parabola si conclude con la pietra che i costruttori hanno scartato e che è diventata la pietra d’angolo (cf. Sal 117(118),22-23).
È la continuazione del Vangelo di domenica scorsa: Gesù continua a parlare agli stessi ascoltatori, e la vigna ritorna come immagine.
In questa domenica, 4 ottobre, la Chiesa ricorda anche san Francesco d’Assisi, in un anno in cui si compiono 800 anni dalla sua morte; la memoria del Santo cede il posto alla domenica, e per questo abbiamo scelto il Vangelo domenicale.
Come sempre, scegliamo cinque punti per la tua meditazione e preghiera, che condividiamo nel podcast: https://youtu.be/htr3aPQyS68 (con sottotitoli nella tua lingua). E alla fine c’è un bonus, con sette immagini di Gesù nascoste in questa parabola.
1. «C’era un padrone che piantò una vigna»
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un padrone che piantò una vigna» (Mt 21,33).
Domenica scorsa ci siamo fermati al versetto 32, con la parabola dei due figli (cf. Mt 21,28-32); oggi cominciamo dal versetto 33. Per questo Gesù dice «un’altra parabola»: anche quella dei due figli era una parabola, benché non sia stata presentata così, e questa va nella stessa linea, rivolta allo stesso pubblico, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo.
Il primo punto è il padrone stesso che pianta la vigna. L’iniziativa è sua. La vigna è presente in tutta la liturgia di oggi: nella prima lettura, «la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele» (Is 5,7), e nel Salmo responsoriale, che prega con l’immagine della vigna che Dio ha piantato e di cui si prende cura (cf. Sal 79(80),9-17). Già nell’Antico Testamento la vigna è immagine d’Israele. Nel Nuovo Testamento, Gesù stesso si presenta come «la vite vera» (cf. Gv 15,1-8), e la Chiesa si riconosce in questa immagine, come vigna di Dio, per applicazione (cf. Lumen Gentium 6; CCC 755).
Ma la vigna siamo anche ciascuno di noi: la nostra anima è una vigna del Signore, e noi dobbiamo averne cura. Il Cantico dei Cantici ha una frase che fa male: «la mia vigna, la mia, non l’ho custodita» (Ct 1,6). Molte volte la nostra vigna, che siamo noi stessi, non viene custodita per essere restituita al Signore, che l’ha preparata con tanta cura. Sprechiamo questa vita, questo dono gratuito di Dio, e questo pesa.
Possiamo ricordare ancora santa Teresa di Gesù, che paragona l’anima a un giardino in cui il Signore viene a dilettarsi e a riposare, e la preghiera all’acqua che lo irriga perché dia fiori e frutti (cf. Libro della Vita 11-22). La tradizione carmelitana, con maestri come il beato Maria Eugenio del Bambino Gesù, parla molto di questa anima-giardino, di questa anima-vigna del Signore. Già questo primo punto è un invito per la tua preghiera.
2. «La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre»
«La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre» (Mt 21,33).
Per preparare una vigna occorre un terreno pulito, senza pietre (cf. Is 5,2); occorre circondarla con una siepe perché gli animali selvatici non entrino, e il Salmo di oggi domanda: «Perché hai aperto brecce nella sua cinta?» (cf. Sal 79(80),13). Poi vengono il torchio e la torre di guardia. Il padrone avrebbe potuto affittare il terreno così com’era, e ogni contadino si sarebbe arrangiato, ma no: ha preparato tutto in anticipo. Ci è voluto tempo. È un’immagine del Signore che ci circonda di affetto e di protezione (cf. Sal 124(125),2).
Isaia, nello stesso canto della vigna, mette sulla bocca di Dio la domanda: «Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?» (Is 5,4). Egli rivolge questa domanda anche a noi: che cosa avrei potuto fare ancora per te? Tante benedizioni e grazie riversate sulla tua vita, e tu che cosa hai fatto della tua vigna?
Questa cura vale per tutti, e in modo speciale per chi ha un impegno di vita: membri della Comunità Cattolica Shalom, consacrati e ministri ordinati, chi ha fatto voto di obbedienza, povertà e castità o promesse davanti a Dio. Il Signore ci ha preparati: abbiamo la siepe, la torre di guardia, il torchio e il luogo dove deporre i frutti. È già tutto lì. Manca rinnovare la consegna della vita a Dio, che prepara la nostra anima per il servizio.
C’è ancora l’immagine del torchio, dove l’uva viene pigiata perché ne esca il succo. Possiamo proporre, come immagine spirituale, che Dio permette le prove senza abbandonare chi soffre, e se ne serve perché portiamo frutto, e non per annientarci. San Paolo dice: «Siamo tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi» (2Cor 4,8-9). Gesù dice a Pietro che Satana ha chiesto di vagliarli come il grano (cf. Lc 22,31): il vaglio è violento, ma non riduce il grano in polvere, e il Signore se ne prende cura: «Io ho pregato per te» (Lc 22,32). È un’immagine per la preghiera, e non per concludere che Dio desideri la sofferenza: ciò che la Scrittura mostra è che Egli ci sostiene nella prova.
3. «Quei malvagi, li farà morire miseramente»
«Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?» I capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo» (Mt 21,40-41).
Questa risposta violenta ci sorprende. Ma a darla non è Gesù, e nemmeno il padrone della vigna della parabola: sono i capi dei sacerdoti e gli anziani. La violenza non è attribuita a Dio; la risposta rivela il cuore di chi la pronuncia, e in lui c’era desiderio di vendetta e di crudeltà. È ciò che essi avevano già fatto con i primi inviati, i profeti (cf. Mt 23,37), ed è ciò che avrebbero fatto con l’erede. Nella parabola, il padrone manda perfino il figlio pensando: «Avranno rispetto per mio figlio!» (Mt 21,37); è linguaggio da parabola, che mostra la pazienza e la fiducia del padrone, e non va preso come ignoranza di Dio. Furono queste autorità a farlo uccidere nel modo più crudele, con la crocifissione, consegnandolo ai romani con l’argomento che «chiunque si fa re si mette contro Cesare» (Gv 19,12). Gesù fu cacciato «fuori della vigna» (Mt 21,39), e la Lettera agli Ebrei ricorda che Gesù patì «fuori della porta della città» (Eb 13,12); possiamo mettere in relazione le due immagini spiritualmente, benché il Vangelo non le identifichi espressamente.
Questa stessa risposta, senza volerlo, annuncia il piano del Padre: se non accolgono i suoi messaggeri e il suo Figlio, il Regno sarà dato «a un popolo che ne produca i frutti» (Mt 21,43). Il messaggio del Vangelo va prima a Israele (cf. Rm 1,16; At 13,46); e Gesù, a Nazaret, aveva già fatto propria la profezia di Isaia: «Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (cf. Lc 4,18). Conviene, però, non leggere questa frase come se Dio avesse rifiutato Israele, perché, come dice san Paolo, «i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,29), e come dice la Chiesa (cf. Nostra Aetate 4; CCC 839-840). Ciò che Gesù denuncia è il rifiuto di portare frutto, che minaccia anche noi.
Il versetto 45, che non è nel testo liturgico di oggi, afferma che i capi dei sacerdoti e i farisei, udendo le parabole, «capirono che parlava di loro» (cf. Mt 21,45). Come Natan davanti a Davide: «Tu sei quell’uomo!» (2Sam 12,7). Gesù, ancora una volta, richiama l’attenzione di quei Pastori del suo popolo; ma la durezza di cuore era grande.
Nella nostra preghiera, la loro risposta ci fa pensare: quante volte, quando non vogliamo perdonare, resta in noi quel desiderio che l’altro paghi per quello che ha fatto? Gesù ci chiede di perdonare «di cuore» (Mt 18,35), perché Dio ci ha amati quando eravamo suoi nemici (cf. Rm 5,10). E ci domanda, in fondo, con quale misura vogliamo essere giudicati (cf. Mt 7,2): quella dell’amore o quella della vendetta? Un’immagine conosciuta dice che custodire l’odio è come bere veleno sperando che l’altro muoia. Nessuno dice che perdonare sia facile. Immagina di vedere tuo figlio ucciso da chi avevi in fiducia. Ma il Signore ci ha amati quando eravamo nemici di Dio. E quanto più ci lasciamo perdonare da Dio, tanto meno diventa difficile perdonare. Santa Teresina lo capì: se avesse avuto qualche merito, Dio sarebbe stato «giusto» ad amarla, e non sarebbe più stata misericordia; per questo volle presentarsi davanti a Gesù a mani vuote (cf. Atto di Offerta all’Amore Misericordioso). Per questo vale la pena andare sempre a Confessarsi. Perdonare, del resto, non significa rinunciare alla giustizia, alla riparazione dovuta o alla prudenza; significa non alimentare il risentimento né la vendetta.
Sulla croce, Gesù prega: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Chiedeva il perdono del Padre per coloro che lo uccidevano e per noi, i cui peccati lo hanno portato alla croce. Solo Dio conosce il cuore di ciascuno. Noi pecchiamo, a volte, per ignoranza, altre volte con piena consapevolezza e consenso, e la responsabilità cambia a seconda dell’uno o dell’altro caso (cf. CCC 1859-1860). I capi ebbero molte occasioni e molti richiami alla conversione. Come dice Abramo nella parabola del ricco e di Lazzaro: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti» (Lc 16,31). Sta a noi ascoltare.
4. «La pietra che i costruttori hanno scartato»
«Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo?» (Mt 21,42).
I costruttori rappresentano coloro che rifiutano Gesù; nel contesto, i capi dei sacerdoti e gli anziani si accorgono che la parabola li riguarda (cf. Mt 21,45), perché hanno rifiutato Gesù come l’erede, il Figlio inviato. Ma l’immagine raggiunge tutti noi, e il rifiuto ci interroga: perché noi rifiutiamo Gesù? A volte per ignoranza, perché non sappiamo chi Egli sia. Esiste un’ignoranza scusabile, ma c’è anche quella di chi ha i mezzi per cercare la verità e non la cerca. Altre volte per pregiudizio o per attaccamento alle proprie tradizioni, come i capi dei sacerdoti e gli anziani, che aspettavano un Messia a modo loro (nel giudaismo dell’epoca esistevano attese messianiche diverse, e buona parte di esse aveva carattere politico e nazionale).
L’immagine è forte: i costruttori guardano la pietra e dicono: «Questa qui non va bene, non si adatta al mio progetto». Ingegneri e architetti possono scartare una pietra; ma se fosse proprio la pietra del piano di Dio? Noi dobbiamo adattarci al piano di Dio, e non pretendere che Dio si adatti al piano che ci facciamo nella nostra testa. Molte volte chi accusa gli altri deve riconoscersi nel quadro, perché molte volte anche noi resistiamo al progetto di Dio per la nostra vita.
C’è chi rifiuta Dio a causa del male del mondo: la miseria, i bambini malati, la sofferenza degli innocenti. La Chiesa riflette sulla questione del male fin dai primi secoli (sant’Agostino, per esempio, ha aiutato a chiarire il male come assenza di un bene dovuto; cf. CCC 309-314), ma nessuna spiegazione consola chi vede soffrire un bambino, perché il dolore spezza il cuore. Chi conosce il piano di Dio? Chi lo comprende? (cf. Rm 11,34). Ed ecco che ritorna la risposta di Dio a Giobbe: «Dov’eri tu quando io ponevo le fondamenta della terra?» (Gb 38,4), e il ricordo del limite che Egli ha posto al mare (cf. Gb 38,8-11). I capitoli 38-41 non offrono una spiegazione causale dettagliata della sofferenza; rivelano la sproporzione tra la sapienza divina e la comprensione umana. La risposta cristiana va oltre: in Gesù, Dio non spiega la sofferenza da lontano, ma la assume sulla croce (cf. CCC 312-313).
Un conto è avere un piano e la pietra non si adatta; un altro conto è dire: non ho un piano, e la pietra che Dio ha scelto sarà la pietra d’angolo di un piano nuovo, il piano di Dio, e la costruzione sarà un’altra. Capita che rifiutiamo la pietra scelta, facciamo il nostro progetto perché non sappiamo che cosa darebbe quello di Dio, e poi ne subiamo le conseguenze, mentre il piano di Dio è molto migliore. Questo vale perfino per il discernimento dello stato di vita: esso non deve basarsi solo sulla propria inclinazione («voglio sposarmi, quindi il mio stato di vita è il matrimonio»), ma sulla domanda: dove Dio mi sta chiamando? Ogni persona deve riflettere su che cosa sta rifiutando e che cosa sta scegliendo davanti a Dio.
5. «È diventata la pietra d’angolo»
«La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi» (Mt 21,42).
Questa pietra d’angolo è Gesù stesso. Egli cita alla lettera il Salmo 117(118),22-23, e la Chiesa riconosce in lui il suo compimento (cf. At 4,11; Ef 2,20). San Pietro sviluppa l’immagine in 1Pt 2,4-8: Gesù è la «pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio», e noi siamo chiamati a essere «pietre vive» nella costruzione del tempio spirituale (cf. 1Pt 2,4-5). Se puoi, leggi 1Pt 2,4-8, dove l’apostolo dà altre caratteristiche di questa pietra.
Ma la pietra d’angolo non è l’unica immagine di Gesù in questa parabola. Gesù è anche l’erede, il figlio inviato dal padrone. Troviamo nel testo almeno sette allusioni a Gesù stesso, contando la pietra d’angolo. Ecco la sfida: prima di continuare la lettura, prova a vedere quante di queste sette allusioni riesci a trovare nella parabola. È il primo passo della Lectio Divina: leggere con attenzione, e i riferimenti cominciano a saltare agli occhi.
Bonus: le sette immagini di Gesù nella parabola
Sono letture spirituali, che la tradizione e la preghiera ci offrono; puoi trovarne altre.
1. Il padrone. Nella lettura diretta, il padrone rappresenta il Padre e il Figlio rappresenta Gesù. Ma si può proporre un’applicazione spirituale secondaria all’autorità di Cristo, che dice «tutto quello che il Padre possiede è mio» (Gv 16,15) e che verrà come Signore alla fine dei tempi (cf. Mt 25,31), senza cancellare la distinzione tra il Padre e il Figlio.
2. La vigna. «Io sono la vite vera» (Gv 15,1): Gesù è la vigna della quale viviamo, e non solo il popolo che la vigna rappresenta.
3. Il Figlio. Il Padre «ha mandato il suo Figlio» (cf. Gv 3,17; Eb 1,1-2), dopo aver inviato i profeti e aver parlato per mezzo di loro.
4. L’erede. «Costui è l’erede»: Colui che il Padre «ha stabilito erede di tutte le cose» (Eb 1,2), e con il quale diventiamo coeredi (cf. Rm 8,17).
5. La pietra d’angolo. Colui che è stato scartato ed è diventato il fondamento (cf. Sal 117(118),22-23; Ef 2,20).
6. Il Signore. Nel Salmo, «il Signore» è Dio, che trasforma il rifiuto in vittoria. La Chiesa confessa che «Gesù Cristo è Signore» (Fil 2,11) e vede nella Risurrezione questa opera meravigliosa (cf. At 4,10-11).
7. Il Regno. Alcuni Padri della Chiesa, come Origene, chiamano Gesù «il Regno stesso» (auto basileu) (cf. Origene, Commento a Matteo 14,7); e Lc 17,21 dice che il Regno di Dio è «in mezzo a voi» (o «dentro di voi», secondo la traduzione). Possiamo leggervi, come applicazione spirituale, che il Regno consegnato a un popolo che produca frutto è la vita in Cristo.
Passi della Lectio Divina
La Lectio Divina è la lettura orante della Parola di Dio. Riserva un tempo di silenzio, invoca lo Spirito Santo e percorri con calma questi passi, pregando tu stesso con questo Vangelo.
1. Lettura (Lectio). Che cosa dice il testo?
Vangelo (Mt 21,33-43)
«In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Ascoltate un’altra parabola: c’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre, poi l’affittò a dei contadini e se ne andò lontano. Quando fu il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono con loro allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: ‘Avranno rispetto per mio figlio!’. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: ‘Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!’. Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?”. Gli risposero: “Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: ‘La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi’? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”».
2. Meditazione (Meditatio). Che cosa dice il testo a me?
Quale vigna mi ha affidato Dio, e che cosa ha già fatto per me per prepararla: siepe, torchio, torre? Che cosa sto facendo con i frutti che Egli attende? Quale pietra sto scartando perché non si adatta al mio progetto? E dove, nel mio cuore, abita ancora il desiderio che qualcuno paghi per quello che mi ha fatto?
3. Preghiera (Oratio). Che cosa dico a Dio a partire dal testo?
«Signore, ti lodiamo e ti benediciamo per questo Vangelo, perché Tu sei la pietra viva, la pietra d’angolo, e noi siamo chiamati a essere pietre vive nell’unica pietra che sei Tu stesso. Perdonaci le volte in cui siamo stati costruttori che ti hanno scartato, che hanno voluto un Dio che stesse nella nostra testa e nel nostro progetto. Tu sei la roccia salda in cui poniamo la nostra sicurezza: donaci la grazia di fondare la nostra vita su di Te, come l’uomo saggio che ascolta le Tue parole e le mette in pratica (cf. Mt 7,24), perché i torrenti e le tempeste non abbattano la nostra casa. Custodisci la vigna della nostra anima, perché a Te la restituiamo con frutti. Donaci un cuore che perdona, senza vendetta né risentimento, perché siamo stati perdonati per primi. Per coloro che sono lontani da Te, e per quelli che si raccomandano alle nostre preghiere, Ti chiediamo questa grazia di conoscerTi. Maria, Regina della Pace, intercedi per noi…». Continua la tua preghiera mosso dallo Spirito Santo.
4. Contemplazione (Contemplatio). Quale sguardo nuovo mi dona Dio?
Resta in silenzio davanti al Padre che ha preparato la vigna con tanta cura e che, fino all’ultimo, ha mandato il proprio Figlio, sperando che fosse rispettato. Contempla il Figlio cacciato fuori della vigna e fatto pietra d’angolo, e lascia che sia Lui il fondamento della tua vita.
5. Azione (Actio). A che cosa mi chiama oggi il Signore?
Scegli una pietra che hai scartato (una decisione, una chiamata, una persona) e consegnala a Dio in questa settimana. E prega ogni giorno per qualcuno che fai ancora fatica a perdonare, chiedendo la grazia di perdonare di cuore.
Alla prossima settimana!
Shalom!
Dal lunedì al sabato abbiamo un breve video; la domenica, il nostro podcast con il Vangelo domenicale per meditare e pregare. Iscriviti al canale e invita altre persone, perché più persone amino la Parola di Dio. Lascia il tuo «like» e inoltralo ai tuoi amici. Dio ti benedica. Shalom!
Video del podcast: https://youtu.be/htr3aPQyS68 con sottotitoli che puoi selezionare nella tua lingua.