
Madalena Aguiar, missionaria responsabile per la Promozione Umana della missione di Fortaleza, ha presentato il Progetto a Mons. Rino e ha raccontato la sua esperienza del poter contemplare vite trasformate che sono passate attraverso questo progetto. Successivamente, due giovani hanno dato la propria testimonianza ai presenti.
Uno di loro si chiama Matteo, 21 anni, che da poco più di un anno ha finito il percorso. “Qui ho imparato a essere uomo, ho imparato qual è il valore dell’essere umano. Ho imparato ad avere pazienza. Qui ho potuto “morire” molte volte, ma anche risuscitare molte volte. Questo è il luogo dove mi sento più sicuro. Qui ho imparato ad essere un giovane felice. Questa casa mi ha insegnato ad essere felice, ad amarmi e ad amare gli altri. Ho percepito che non è normale, per un giovane, avere a che fare con la droga, ma è normale per un giovane dare la propria vita, interamente, a Dio”.
Matteo, ora, è uno dei responsabili per il Progetto Gioventù per Gesù.
Dopo le testimonianze, Don Rino ha condiviso la sua gioia nel visitare la Comunità Shalom e aver conosciuto il progetto:
“Il volto di Matteo esprime la sua felicità. Io sono un vescovo vicino a Papa Francesco, e lui mi ha dato la responsabilità per l’evangelizzazione. È proprio per questo motivo che sono molto amico di Moysés. Moysés, con la Comunità Shalom, con tutti i missionari, con i sacerdoti, famiglie, seminaristi, con Emmir, tutti quelli che, nel carisma Shalom, vivono questa bellissima avventura dei Vangeli d’azione, sono una colonna fondamentale della Nuova Evangelizzazione. Durante il Giubileo della Misericordia, ogni venerdì del mese, il Santo Padre eseguiva il “Venerdì della Misericordia”, Nel quale faceva un atto concreto di misericordia. Una delle azioni che ha fatto, lungo quest’anno, è stata quella di visitare una casa di cura come la vostra. Papa Francesco ha incontrato alcuni amici come voi, li ha ascoltati come io ho ascoltato voi, li ha consigliati e, alla fine di tutto, hanno mangiato una pizza. Desidero, anch’io, darvi una parola, una parola che contenga un messaggio. La prima parola è amore. Non dubitate mai che ci sia qualcuno che vi vuole bene. Perché rifugiarsi nelle droghe è sintomo di una fuga dovuta alla mancanza di amore. Ci sarà sempre qualcuno che ti vuole bene, e questo qualcuno non ti chiede nulla in cambio per farlo, perché questo amore è Gesù. Gesù ci ha amati senza chiederci nulla in cambio, e questa è la cosa più importante. Perché, molte volte, il nostro amore è così: noi amiamo perché vogliamo che gli altri ci amino a loro volta, vogliamo qualcosa in cambio. Gesù, al contrario, ci ha amati senza chiedere nulla in cambio, ed è nell’amore di Gesù che troviamo la gratuità. Gesù ti ama perché tu sei tu, senza nessun altro motivo. Questo amore che lui ha per noi è così grande, che ci spinge, di conseguenza, ad amare.

Dopo 30 anni da questo incontro di Gesù con Pietro, Pietro è a Roma, a Roma è stato crocifisso, non come Gesù, ma a testa in giù e, in quel momento, Pietro ha saputo dire a Gesù: “Adesso, io ti amo”. Il primo Papa ha saputo dire “ io ti amo” a Gesù dopo 30 anni, e Gesù ha saputo aspettare. Quando Pietro è stato capace di dire a Gesù “io ti amo”, Gesù ha accettato il suo amore. E Gesù fa così con ognuno di noi. Lui dice, a ognuno di noi: “tu mi ami?” e noi rispondiamo ogni giorno: “Signore, io ti voglio bene”, e Gesù ha pazienza con me, e Gesù è capace di aspettare 30 anni, Affinché un giorno io dica a lui “Gesù, io ti amo”. Non importano a Gesù, i miei errori, i miei peccati. A Gesù importa che gli dica tutti i giorni, nonostante i miei limiti, i miei peccati, le mie fragilità, che io gli dica, tutti i giorni “io ti voglio bene”, e questo siamo chiamati a fare ognuno di noi, in primo luogo io.
Quello di cui sto parlando rimanda ad una seconda parola: la Speranza. Ho detto all’inizio: non dimenticatevi che ci sarà sempre qualcuno che vi ama, che vi vuole bene. Non dubitate che dentro di voi c’è la gioia della Speranza. Neanche la droga può rubare la vostra Speranza. Perché la speranza abita dentro di noi, nel più profondo di noi stessi. Questa Speranza è la speranza di essere felici”.
Successivamente, alcuni residenti hanno rivolto alcune domande a Mons. Rino e hanno manifestato il desiderio di ricevere una benedizione per i loro rosari. Don Fisichella ha promesso di parlare a Papa Francesco di loro e delle loro situazioni, nonché di inviare rosari benedetti dal Santo Padre a ciascuno di loro. Infine, Mons. Fisichella ha scattato alcune foto con i residenti e ha giocato a Ping-pong con alcuni di essi.