Don Lorenzo Milani è stato un prete. Questa affermazione lapidaria potrebbe essere, da sola, pienamente esplicativa della sua vita e della sua missione. Il libro che vorrei presentarvi parla quindi della storia di questo prete raccontata da un uomo che all’epoca visse gran parte della sua vita giovanile con lui: Michele Gesualdi. Milani è una figura molto particolare e molto importante del clero italiano degli anni 50 ma che ha avuto una vasta eco non solo nel nostro paese bensì anche oltre confine. Un sacerdote scomodo per alcuni, spesso odiato e perseguitato dentro e fuori la Chiesa ma anche una persona che si è fatta amare e che ha fatto scuola in tutti i sensi. Come ben sappiamo, proprio lo scorso anno il Papa stesso in persona si è recato nei luoghi della sua missione sacerdotale tra le montagne del Mugello per compiere un atto di riabilitazione piena del suo operato come uomo e come sacerdote; una riabilitazione che Milani stesso attese durante la sua vita ma che arrivò ahimè soltanto 70 anni dopo.
L’autore del libro ci confida la difficoltà che ebbe nello scrivere queste pagine. È comprensibile infatti voler custodire nel segreto alcuni ricordi senza renderli pubblici necessariamente. Tuttavia, spinto anche dal desiderio di volerli tramandare prima che la vita si spenga e i ricordi si facciano meno nitidi, ce li consegna con grandissima semplicità e profondità delineando il ritratto di una persona, quella del priore di Barbiana, umanissima e santa senza mai presentarlo però come un uomo senza difetti o un esempio da seguire senza riflettere. Una persona bella, perché piena di un Amore che viene dall’Alto. Questo era don Lorenzo Milani.
Sono pennellate quelle descritte nel libro che ci mostrano appunto l’amore. Don Lorenzo seppe trasformare grazie all’amore ciò che gli venne fatto come dispetto e punizione in una occasione di santità piena e gioiosa. Il sottotitolo del libro infatti è chiaro: “l’esilio di Barbiana”. Questo minuscolo agglomerato di case nelle montagne sopra Firenze fu il luogo scelto per mandare il vulcanico e giovane prete che poco si inquadrava con le logiche ecclesiali e politiche del tempo. Gli anni 50 erano un tempo difficile per la chiesa e per la società italiana e ancora non era arrivata l’aria fresca del Concilio Vaticano II. Don Lorenzo, dapprima vice parroco in un altro paesino (san Donato di Calenzano), aveva iniziato a fare scuola popolare per tutti e gratis insegnando a ragionare con la propria testa e non prendendo come oro colato ciò che veniva spesso etichettato come “di chiesa” o “comunista”. Così facendo aveva scontentato tanti, cristiani, democristiani, comunisti, fascisti…tutti tranne i poveri! L’unica soluzione era quindi relegarlo in un esilio lontano, Barbiana appunto.
Ma è qui che lui continua a tessere insieme al Signore la sua storia di santità, in questo borgo di circa 80 persone rozze e poco inclini alla vita cristiana. Scriverà a sua mamma dispiaciuta per la notizia del trasferimento: “La grandezza di una vita non si misura dalla grandezza del luogo in cui si è svolta, ma da tutt’altre cose”. Si, Lorenzo aveva capito che è solo l’amore che dona un senso e sa trasformare la morte in vita. Vivrà il resto della sua vita a Barbiana dove fondò una nuova scuola che diventerà un paradigma pedagogico eccezionale conosciuto e stimato in tutto il mondo. In quell’esilio visse amando intensamente e di vero cuore le poche persone che il Signore gli aveva posto accanto fino a dire nel suo testamento: “Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto”. E ancora, sull’amore che diventa concretezza dirà a un suo amico prete in crisi: “Non esiste un uomo migliore di un altro, non esiste un posto al mondo che io possa amare di più”.

Un libro quindi che è come il cuore aperto di un uomo che racconta di un altro uomo con amore. Un libro scorrevole e piacevole e che con semplicità ci mostra come la risurrezione attraverso la croce è possibile, sempre, ovunque, comunque se c’è l’Amore.
Francesco Lombardi
