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5 possibili sintomi dell’avarizia

L’avaro considera i beni qualcosa di tanto prezioso, ottenuti con tanto sforzo, che l’unico loro padrone e signore “sono io” (senza notare che, ironicamente, il vero “padrone e signore” in questo caso sono i beni), così da ritenersi il solo meritevole di usufruirne. Ti riconosci in questo?

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Come abbiamo fatto con il vizio dell’orgoglio, nella nostra Serie Vizi e Virtù, presentiamo oggi alcuni atteggiamenti che possono essere segnali di allerta del fatto che l’avarizia è presente in noi.

Ricordiamo che riportiamo questi aspetti come semplici indicatori che ci possono servire per fare una verifica di noi stessi e così riconoscere le tracce del vizio in noi.

Segnali di allerta della possibile avarizia

1 – Insoddisfazione: il primo atteggiamento che sorge nell’avaro è l’ingratitudine. Non importa ciò che possiede, vuole sempre di più, sia in quantità che in qualità. Ciò che possiede non è mai sufficiente, così che è sempre all’inseguimento di cose migliori, più moderne, più care, eccetera.

È comune, nelle persone avare, lo sforzo e la dedizione per ottenere qualcosa, e subito dopo l’averla ottenuta, il cadere in uno stato di disinteresse al riguardo, e addirittura di scoraggiamento, che permane finché sorge il desiderio per qualche altra cosa.

2 – Ingratitudine: legata all’insoddisfazione viene l’ingratitudine nei riguardi di ciò che si possiede.

L’avaro non riconosce che i beni di cui dispone sono un dono divino che Dio concede per amore e benevolenza, pur passando attraverso cause seconde come i genitori, il lavoro, benefattori, eccetera.

Affiorano costantemente nel cuore e sulle labbra degli ingrati la mormorazione e i reclami.

3 – Eccesso di preoccupazione per i beni: i pensieri degli avari risiedono, in proporzione significativa, nei propri beni, oscillando tra il godimento di possederli, la loro preservazione e il come accrescerli.

Dal pensiero si passa agli atti, così che si verifica, alle volte, lavoro eccessivo (al fine di produrre sempre più ricchezza), senza lasciare tempo per Dio e per gli altri (famiglia, fidanzata, amici, eccetera).

4 – Difficoltà a condividere i beni: da quanto detto finora, nasce la difficoltà di condividere.

Ora, l’avaro considera i beni qualcosa di tanto prezioso, ottenuti con tanto sforzo, che l’unico loro padrone e signore “sono io” (senza notare che, ironicamente, il vero “padrone e signore” in questo caso sono i beni), così da ritenersi il solo meritevole di usufruirne.

Davanti all’idea che altri usufruiscano dei propri beni, soffre: in particolare, lo ritiene ingiustificato.

Non gli aggrada, né si rallegra al pensiero che i “propri preziosi beni” cadano nelle “mani di altri che non hanno fatto nulla per ottenerli”. Sa che la condivisione esige perdere (quando do, smetto di avere quello che do), e soffre per questo.

Non si preoccupa se questo aiuterà gli altri, per l’avaro la “gioia di dare” sembra essere minore di quella di “ricevere”.

A prescindere dalla quantità, si sente derubato.

Per evitare questo dolore, non condivide, o condivide meno di ciò che potrebbe, inventando scuse per gli altri e addirittura per se stesso, che lo aiutano a dimenticare il bisogno dell’altro e a far prevalere il proprio, che non è altro che il gusto del possedere, mascherato.

5 – Accumulo eccessivo di ricchezza: su questa stessa linea, già in casi eccessivi, capita che alcune persone accumulino grandi quantità di ricchezza. Questo è uno dei punti che generano la povertà materiale negativa nella società.

Ora, esiste la povertà materiale positiva, che è quella via di distacco e semplicità che molti scelgono volontariamente, e la povertà materiale negativa, che è quella che si verifica per l’ingiustizia e la cattiva distribuzione dei beni della società, che porta le persone a vivere al di sotto delle proprie necessità e dignità umane, e che certamente non è desiderata da Dio (cf. Raniero Cantalamessa, Povertà).

Questo male ha per origine l’avarizia, che porta pochi ad accumulare ricchezze in modo smisurato e a non condividere i propri beni avendo in vista il bene comune.

Su una scala minore (ad esempio un quartiere o una comunità), lo stesso avviene quando alcuni possiedono più di quanto abbiano necessità, mentre altri sono nel bisogno.

Riflessione

Facciamo un esame di coscienza e osserviamo se questi “sintomi” sono presenti nella nostra vita, al fine di riconoscere se siamo contaminati dal vizio dell’avarizia.

Traduzione: Francesco Barlocco


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