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“Essere portatori di pace a Roma”: il messaggio di Mons. Tarantelli Baccari alla Comunità Shalom

La missione della Comunità Cattolica Shalom a Roma ha ricevuto lo scorso 10 giugno la visita di Mons. Renato Tarantelli Baccari, vescovo ausiliare della diocesi di Roma, in un incontro svoltosi presso lo SH82, situato nel quartiere di San Lorenzo.

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L’incontro si è inserito nell’avvio della pianificazione strategica della missione che orienterà le attività evangelizzatrici della Comunità Cattolica Shalom nei prossimi tre anni nella Città Eterna. In un clima di dialogo e vicinanza, Mons. Renato ha condiviso con i membri della comunità diverse chiavi di lettura e riflessioni sull’ ascolto, il discernimento e la missione evangelizzatrice.

Ascoltare la realtà per costruire la pace

Durante il suo intervento, il vescovo ha sottolineato l’importanza di un ascolto autentico, capace di rispondere alle domande vere che emergono dalla vita. Ha invitato a non avere paura della realtà, perché quando viene ascoltata profondamente, essa «viene trasfigurata». Citando sant’Agostino, ha ricordato che conoscenza e amore sono inseparabili, e ha evidenziato che la pace nasce dall’ascolto e dalla capacità di lasciare che l’altro si esprima. «Non possiamo salvare nessuno senza che quella persona lo voglia», ha affermato.

Il discernimento come lettura della propria storia

Parlando del discernimento, ha spiegato che consiste nel riconoscere la figura che Dio va tracciando attraverso gli eventi della propria vita. Ha paragonato questo processo all’unione di punti apparentemente scollegati, sia positivi che negativi, che acquistano senso solo quando vengono contemplati insieme. In questo contesto ha ricordato che Dio «scrive dritto anche sulle righe storte» della nostra storia e che la sua forza si manifesta soprattutto nella debolezza umana. Il disegno completo, ha aggiunto, potrà essere contemplato pienamente solo in cielo.

Giovani, povertà e missione

Mons. Tarantelli ha inoltre sottolineato la capacità dei giovani di amare, appassionarsi e donarsi generosamente, indicandoli come una speranza per la Chiesa. Ha anche riflettuto sulla povertà, affermando che una delle più grandi povertà di Roma è la solitudine. Ha ricordato che il vero povero è colui che ha un bisogno che non può soddisfare da solo e ha invitato a vivere una autentica povertà evangelica: «Se non abbiamo le mani vuote, Dio non può riempirle». Secondo quanto spiegato, solo da questa disponibilità è possibile diventare strumenti della Provvidenza e portare Dio agli altri.

Al termine dell’incontro, rispondendo a una domanda del responsabile locale della Comunità Cattolica Shalom a Roma, P. Víctor Hernández, su cosa la Chiesa di Roma si aspetti dalla comunità, il vescovo ha centrato la sua riflessione sul significato del nome “Shalom”. Ha spiegato che il nome esprime l’identità e la missione della comunità e costituisce una promessa chiamata a realizzarsi pienamente. «Il vostro nome già parla della vostra missione», ha sottolineato, invitando i membri della comunità a essere portatori di pace con la propria vita. Come augurio per questo nuovo tempo di pianificazione, ha espresso il desiderio che chiunque entri nell’ SH82 e negli spazi della comunità possa sperimentare la pace che viene da Dio.


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