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Gesù Cristo, Re e Salvatore, sulla croce

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Il Vangelo di Luca (Lc 23,35-43) ci presenta una scena sconcertante: Gesù, Re dell’Universo, è crocifisso, circondato da scherni, insulti e incomprensioni. Così la liturgia presenta il Signore in questa ultima domenica del Tempo Ordinario, Anno C: non su un trono dorato, ma su una croce, tra i malfattori, e apparentemente sconfitto.

In questo testo, percorreremo i sette punti proposti nel nostro podcast domenicale su YouTube: https://youtu.be/MPgevecyqEA : i personaggi, i loro atteggiamenti, il modo in cui parlano, ciò che chiedono, chi è Gesù per ciascuno, l’iscrizione sulla croce e, infine, la parola solenne rivolta al buon ladrone. Ad ogni passo, la domanda è semplice ed esigente: dove mi trovo in questa scena e come mi posiziono davanti a Gesù Re?

 

  1. I personaggi del Vangelo

Il primo passo della meditazione è osservare la scena e riconoscere chi è presente. In questo brano del Vangelo troviamo quanto segue:

  • Gesù, il Crocifisso, al centro di tutto, silenzioso;
  • I capi, rappresentanti dell’autorità religiosa;
  • I soldati, rappresentanti del potere politico e militare;
  • Il cattivo ladrone, che insulta Gesù;
  • Il buon ladrone, che difende Gesù e lo implora di farlo partecipare al Regno.

Luca ignora Maria, la discepola amata, e le sante donne, che compaiono in altri racconti, perché vuole che l’attenzione sia rivolta a Gesù e alle figure che circondano la croce, ai loro atteggiamenti e alle loro parole nei confronti del Re crocifisso.

Nella lectio divina, identificare i personaggi non è un dettaglio tecnico, è un esercizio spirituale: posso, davanti a ciascuno, chiedermi quale mi assomiglia di più oggi. Quando leggo e medito la Parola, non è solo “un racconto sugli altri”; sono invitato a entrare nella scena, a lasciarmi trovare da Gesù su quel Calvario.

  1. Gli atteggiamenti dei personaggi

Dopo aver visto chi c’è, osserviamo come si comportano in presenza di Gesù.

I capi Si prendono gioco di loro . Conoscono la Legge, attendono il Messia, ma di fronte a Gesù crocifisso scelgono il disprezzo. La derisione è un modo per rifiutare la salvezza, pur mantenendo un’apparenza di sicurezza religiosa.

I soldati Si fanno beffe di lui e gli offrono aceto. Sono uomini abituati alla violenza e alle esecuzioni. Di fronte all’ennesimo condannato, lo prendono in giro, offrendogli qualcosa di inutile, vino andato a male, un gesto che mescola falsa compassione e disprezzo.

Il cattivo ladro È un insulto . Sta soffrendo come Gesù, condividendo la croce, ma nonostante ciò, preferisce il grido di rivolta e di interesse personale: se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi. È una “preghiera” distorta, che si avvicina a Gesù non per amore, ma per calcolo.

Il buon ladrone , invece, adotta un atteggiamento completamente diverso: riconosce la propria colpa, difende Gesù, proclama la sua innocenza e regalità supplicando: «Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Non chiede a Gesù di scendere dalla croce, ma di prenderlo con sé.

La domanda spirituale è semplice: il mio atteggiamento nei confronti di Gesù crocifisso è di scherno, indifferenza, insulto, egoistica sfida o umile fiducia? Il Vangelo non è stato scritto semplicemente per condannare queste figure, ma per illuminare le mie reazioni alla croce di Cristo e alle croci della mia vita.

  1. A chi sono indirizzati e come?

Un dettaglio importante nel testo è a chi si rivolge ogni personaggio.

I capi Parlano tra loro di Gesù, ma non parlano con Lui. Commentano, valutano e deridono, ma non si rivolgono a Lui direttamente. Il focus non è Dio, ma loro stessi. È una religione che ruota attorno al gruppo stesso, al suo ragionamento, alla sua sicurezza.

I soldati Si avvicinano a Gesù , ma con tono provocatorio: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Riconoscono un titolo, ma non adottano un atteggiamento di supplica o adorazione. Parlano a Gesù, senza lasciare che Gesù parli al loro cuore.

il cattivo ladrone si rivolge direttamente a Gesù, ma con lo stesso spirito dei soldati: «Salva te stesso e noi». C’è anche una supplica, ma senza vera fede, senza riconoscere il proprio peccato, senza aprirsi alla conversione.

Il buon ladrone combina due approcci: prima parla all’altro criminale, difendendo Gesù, poi si rivolge a Gesù con una supplica semplice ma profonda: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Qui non c’è più ironia, sfida o calcolo, ma umiltà, fede e fiducia.

Questo punto è molto concreto per la preghiera: passo più tempo a parlare di Gesù o a parlare con Gesù ? I miei discorsi religiosi ruotano attorno a me stesso, alle mie idee, alla mia immagine, oppure diventano veramente un dialogo personale con il Signore?

  1. L’oggetto di ciò che dicono: la salvezza.

Un filo conduttore attraversa i dialoghi dei personaggi: tutti, in qualche modo, toccano il tema della salvezza .

I capi dicono: «Ha salvato altri; salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, l’Eletto». Riconoscono che Gesù ha «salvato» altri, ammettono la realtà dei suoi miracoli, ma lo usano in tono beffardo. Conoscono i segni, ma non si lasciano convertire da essi.

I soldati ripetono lo stesso movimento: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. La salvezza qui è intesa come fuga dalla croce, come prova di potere, come spettacolo.

Il cattivo ladrone implora: “Salva te stesso e noi”. È quasi una preghiera, ma resta intrappolata nella logica dell’interesse personale: se hai potere, usalo a mio favore, senza che io debba cambiare vita o riconoscere la verità su me stesso.

Il buon ladrone parla implicitamente di salvezza quando pronuncia il nome di Gesù (Yeshua, che significa Dio salva), ma a un livello completamente diverso. Afferma: “Stiamo ricevendo ciò che meritiamo, ma Lui non ha fatto nulla di male”. E poi chiede: “Gesù, ricordati di me”. Non chiede di essere deposto dalla croce, non esige un miracolo visibile. Chiede di essere ricordato nel Regno, riconoscendo così che Gesù è Re e che il Suo Regno non è di questo mondo.

La vera salvezza non è sfuggire alla croce, ma unirsi a Cristo nella sua vittoria sulla morte . Il buon ladrone non vuole una soluzione magica; vuole stare con Gesù. La domanda per noi è: quale salvezza sto cercando? Solo soluzioni immediate, o la comunione con Cristo, che passa attraverso la croce?

  1. La persona di Gesù: chi è Lui per ciascuno di noi

In che modo ogni personaggio riconosce (o non riconosce) l’identità di Gesù?

I capi chiamano Gesù “Cristo di Dio, l’Eletto”. Le parole sono corrette, la teologia è accurata, ma la fede è carente. Riconoscono i titoli, ma negano il Signore. Le loro bocche dicono “Cristo”, ma i loro cuori rimangono chiusi e lontani da Lui.

I soldati usano l’espressione “Re dei Giudei”. Per loro, è solo una categoria politica, una fonte di scherno, qualcuno che si considerava re ed è finito sulla croce. Usano il titolo, ma lo svuotano di significato.

il ladrone malvagio parla di “Cristo” (l’Unto), ma senza aderire veramente alla sua persona. È fisicamente vicino, ma spiritualmente distante.

Il buon ladrone , invece, pronuncia il Nome di Gesù in modo personale: «Gesù (Yeshua), ricordati di me». Riconosce di avere un Regno, confessa la Sua regalità e ammette che il crocifisso è, in effetti, il Re che entrerà nel Suo regno. Abbiamo qui una vera professione di fede, fatta al limite della vita, sull’altezza della croce.

Al centro della meditazione c’è la domanda: per me, Gesù è semplicemente un titolo religioso, una bella idea, un discorso corretto, oppure è una Persona viva con cui parlo e di cui mi fido?

  1. «Questi è il re dei Giudei» (Luca 23:38)

In cima alla croce, sopra la testa di Gesù, c’è l’iscrizione: “Questo è il re dei Giudei”. In altri testi biblici sappiamo che questa iscrizione era in tre lingue, segno che la regalità di Cristo è proclamata a tutti i popoli. Pilato scrive, i capi protestano, ma il testo rimane.

L’iscrizione è allo stesso tempo ironia umana e proclamazione divina. Chi l’ha ordinata non era pienamente consapevole di ciò che stava facendo, affermando una verità profonda: il crocifisso è un vero Re. Sulla croce, completamente spogliato, apparentemente sconfitto, esercita la Sua regalità salvando un peccatore pentito e aprendogli le porte del Paradiso.

Per la nostra preghiera, l’iscrizione è un invito a guardare la croce con fede: riconosco la regalità di Gesù anche quando appare debole agli occhi del mondo, nascosto, umiliato, senza segni spettacolari di potenza? Oppure posso chiamare Gesù Re solo quando tutto va bene, quando fa ciò che mi aspetto?

 

  1. «Oggi sarai con me nel paradiso» (Lc 23,43)

L’ultimo punto, il fulcro di questo Vangelo, sono le solenni parole di Gesù al buon ladrone: «In verità io ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». Gesù, rimasto in silenzio di fronte allo scherno, apre la bocca per rispondere all’umile supplica di quel condannato che si riconosce peccatore e lo riconosce Re.

Questa frase rivela diverse verità contemporaneamente:

  • Gesù è Re perché parla del Regno e del Paradiso come di un luogo in cui Lui stesso entra e dove può accogliere gli altri.
  • Gesù è Salvatore perché non solo consola, ma garantisce anche l’ingresso nella vita eterna.
  • Gesù è Signore della storia e del tempo, perché dice «oggi», affermando una comunione immediata con Lui dopo la morte.

In questo brano, cade l’idea che la morte sia solo un “sonno” senza alcun legame con Dio. Il Crocifisso garantisce una vera comunione con Lui a coloro che si aprono alla grazia, anche nell’ora estrema.

Allo stesso tempo, diventa chiaro che questa non è una risposta automatica e a buon mercato, ma una risposta al movimento di fede, pentimento e fiducia del ladro. Egli riconosce la sua colpa, difende Gesù, proclama la sua regalità e implora pietà. Gesù risponde con infinita generosità.

Per te e per me, questa frase diventa una semplice preghiera: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Possiamo ripeterla come una breve preghiera durante il giorno, soprattutto nei momenti di debolezza, tentazione o sofferenza.

Il cammino della lectio divina con questo Vangelo.

Per pregare con questo testo possiamo seguire i passi classici della lectio divina:

  1. Lettura ( lectio )
    Leggi il Vangelo di Luca 23:35-43 con calma, due o tre volte, preferibilmente a bassa voce. Nota chi è presente nella scena, cosa dice, quali parole vengono ripetute. Lascia che il testo parli da solo, senza affrettarti a trarre conclusioni. Copia o evidenzia le parole che ti toccano.
  2. Meditazione ( meditatio )
    Mettiti nella scena come partecipante. Guarda i capi, i soldati, i due ladroni, guarda Gesù in silenzio. Chiediti: a quale personaggio assomiglio oggi? Il mio atteggiamento è di scherno, indifferenza, interesse personale o umile fiducia come quello del buon ladrone?
  3. Preghiera ( oratio )
    Rispondere a Dio con parole semplici. Chiedere perdono per le volte in cui hai parlato più di Gesù che con Gesù. Pregare: “Gesù, ricordati di me quando verrai nel tuo regno”. “Gesù, ricordati di me, peccatore”. Portare nomi, situazioni, persone che hanno bisogno di questo sguardo misericordioso.
  4. Contemplazione ( contemplatio )
    Trascorrete un po’ di tempo in silenzio davanti a Gesù crocifisso. Non è il momento di ragionare eccessivamente, ma di rimanere in Dio. Contemplate il Re e Salvatore sulla croce, che non risponde in alcun modo all’insulto e che apre il Paradiso al peccatore pentito. Lasciate che questa immagine scenda nel vostro cuore.
  5. Azione ( actio )
    Nota: Quale passo concreto mi chiede il Signore in base a questa preghiera? Potrebbe essere un gesto di riconciliazione, una confessione da programmare, una parola di misericordia per qualcuno che ha sbagliato, uno sforzo per parlare di più con Gesù durante la giornata. Piccolo, concreto, realizzabile.

Shalom!

Ci vediamo la prossima settimana!


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