Shalom

Il fondatore Moysés Azevedo ai giovani di Roma: “Siete un grande desiderio di Dio!”

Una gioventù vocata e votata a grandi cose, all’amore di Dio e alla felicità. È questa l’immagine restituita dal nostro fondatore ai giovani romani, nella vigilia di Pentecoste.

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Moysés Louro de Azevedo Filho ha voluto ritrovarsi con una rappresentanza dei giovani di Shalom Roma all’SH 82, in uno dei quartieri più “informali” della Capitale, San Lorenzo. Questa sala studio aperta a tutti gratuitamente, sta diventando ormai un piccolo crocevia di incontri e di vita, dove sempre più giovani entrano e scoprono la bellezza di relazioni sane con altri giovani e – perché no – anche con Dio.

“Nel vostro cuore il desiderio di grandezza”

«È sabato sera e voi siete qui a incontrare un uomo di 66 anni che parla di Gesù: significa che nel vostro cuore c’è un gran desiderio di grandezza, più alto di voi stessi. Tutti desideriamo qualcosa più grande di noi, perché dentro desideriamo Dio. Questa è la verità», ha detto Moysés, ricordando le parole di Papa Leone nella sua recente visita agli universitari della “Sapienza”.

Rispondendo ai dubbi e alle domande con cui i ragazzi lo hanno incalzato, il fondatore di Shalom ha smontato la solita narrazione sui giovani deboli e sbandati. Lui – che a 20 anni diede avvio a un nuovo fermento evangelizzatore partendo da una panineria in Brasile – con dolce schiettezza ha restituito il germoglio essenziale dell’essere giovani: cercare e amare la verità, desiderare la felicità – cioè Dio -, pur nelle difficoltà e in mezzo alle incertezze. Oggi come ieri.

“Siete capaci dell´amore di Dio”

«Se guardiamo giornali e tv – ha sottolineato -, dicono sempre “i giovani sono fragili”. Cè sempre sfiducia nei giovani, Io invece penso che che voi siete capaci dell’amore di Dio, capaci della Pace. Chi non ha fragilità e difficoltà? Quando ero giovane mi dicevano “sei fragile, sei debole”. È vero, ogni generazione ha le sue fragilità. Noi non siamo semplicemente frutto della nostra generazione, ma anche della Grazia di Dio. Con Dio troviamo la medicina alle nostre debolezze».

«Voi siete molto caritatevoli, in voi vedo questo desiderio di Dio, che forse è più forte che nella generazione precedente» ha notato ancora Moysés.

I giovani presenti sono stati molto toccati da queste parole e dallo spirito della serata. Perché hanno sentito che non sono solo un bel discorso, ma il frutto di un’esperienza reale e radicale che dal Brasile sta “contagiando” un po’ alla volta tutti i continenti.

Non poter più smettere di pregare

«Da bambino i miei genitori mi portavano “a forza” in chiesa e a un certo punto mi sentivo lontano. Ma non lontano da quel desiderio: a 16 anni – ha raccontato Moysés – volevo essere felice a qualunque costo e quando ho fatto esperienza che la felicità è una Persona, ho cambiato la mia vita».

È la stessa Persona, Gesù, che non smette di sorprendere i giovani in ricerca e che continua a far maturare anche lui, dopo 44 anni dalla nascita della Comunità Cattolica Shalom.

Come superare paure e tentazioni

Ha avuto paura e tentazioni? Glielo ha domandato Roberta, 28enne volontaria di Shalom Roma. «Non è che “ho avuto”, io ho paura – ha detto in modo disarmante Moysés -, la paura è umana, il problema è lasciarsi dominare dalla paura».

Un passaggio molto forte ha toccato il tema della libertà, che giustamente ogni giovane brama: «La volontà del Padre sembra una minaccia per la nostra libertà. È un inganno! Gesù ha una visione più ampia della nostra, che invece è corta».

E le tentazioni? «Ne ho avute e ne ho anche io, le avuta anche Gesù. Le supero con la preghiera, cercando l’unione con Lui, la Sua presenza, la sua volontà: senza preghiera, non sono nulla. Essere docili al piano d’amore di Dio è il segreto della vita, ci fa vincere le tentazioni, che portano sfiducia in Dio e ci vogliono impedire di arrivare alla pienezza della vita».

La preghiera, un dono da cercare

Come un fiume in piena, ha risposto anche ad altre grandi e impegnativi quesiti posti dai giovani. Uno su tutti, quello di Teresa. A 21 anni vuole sapere come fare quando hai difficoltà a pregare.

«Da ragazzino – ha risposto il fondatore – non riuscivo a pregare. Oggi ho il problema che non riesco a smettere di pregare, sul serio! Attenzione, però: la preghiera non è una cosa da “fare”, ma un dono che bisogna chiedere a Dio. Chiediamoglielo e arriveremo all’intimità con Lui e contageremo anche gli altri con l’amore».

Fuori dall’SH82, in via dei Sardi, ribolliva la movida del sabato. Nel locale di Shalom, un fuoco discreto e innamorato ha preparato tanti giovani cuori all’arrivo della Pentecoste.

Le testimonianza dei giovani

Oltre alle domande, a Moysés hanno portato le loro testimonianze: solitudini, rinascite dal vuoto dell’ateismo o di una spiritualità senza Dio, timori e passi coraggiosi, voglia di amare e di essere amati, liberazioni e amicizie forti in Cristo.

Il ragazzo che nel 1982 s’inventò questo nuovo modo di evangelizzare, ha abbracciato uno per uno ogni singolo ragazzo e ragazza. Ha cenato con loro – tra una portata e l’altra, preparate dalle “signore” volontarie dell’Opera Shalom Roma. Un abbraccio tenero e potente, quanto la forza con cui ha ribadito i fondamenti di una vita davvero giovane nello spirito e feconda nella radicalità del Vangelo.

A servire ai tavoli, altri giovani che dal Sud del mondo vengono a offrire la loro missione qui in Italia, terra di nuova evangelizzazione, a sostenere il fuoco della fede e il cammino dei loro coetanei.

Alla serata hanno partecipato anche l’assistente generale della Comunità Cattolica Shalom, padre Saulo Dantas, e padre Gianni Tescaro, parroco di Santa Maria Immacolata e San Giovanni Berchmans, segno concreto di comunione con l’intera Chiesa romana.

Francesco Buda


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