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Il soffio del Risorto e il dono dello Spirito – Parte 2

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Rimane quindi chiaro che Gesù risorto dà lo Spirito realmente – e non un dono a metà, incompleto – ai discepoli. Altri autori però, hanno notato che il IV vangelo narra il dono dello Spirito alla morte e alla risurrezione di Gesù, e hanno voluto spiegare il fatto attribuendo dei gradi o delle “funzioni” diverse dello Spirito in ognuna delle circostanze. La domanda che si pongono è: “se Gesù ha effuso il suo Spirito alla croce, quale è il senso della narrazione dell’effusione dello Spirito alla risurrezione?”. Grasso risponde magistralmente a questa domanda – e all’altra, sul dono dello Spirito narrato a pentecoste in confronto con la narrazione giovannea – dicendo:

«Tali interrogativi di marca storicistica non rendono un buon servizio all’intelligenza evangelica, secondo la quale l’interpretazione fattuale non ha un grande valore per la comprensione degli avvenimenti. Mentre la risoluzione si ha tenendo conto delle diverse prospettive teologiche nei vangeli. Secondo l’autore giovanneo sia la morte sia la risurrezione sono eventi nei quali vi è un abbondante effusione dello Spirito»1.

Nella sua morte, Gesù glorifica il Padre2 ed è glorificato3. Con il dono dello Spirito l’uomo partecipa alla gloria di Dio e viene glorificato in Dio, poiché «lo Spirito Santo attua e universalizza i frutti della redenzione»4. Per questo i discepoli devono accogliere continuamente il dono dello Spirito. Difatti l’Evangelista aveva detto – di Gesù – che «senza misura egli dà lo Spirito». I discepoli, quindi, accolgono lo Spirito stando molto vicini a Cristo, «rimanendo in lui», al punto da sentire il suo soffio, il suo alito, uniti nella memoria della sua morte e risurrezione.

Lo Spirito e la pace

 La pace nel IV vangelo è il dono della salvezza, ed è lo Spirito che attua in noi questo dono, per questo è con l’effusione dello Spirito Santo che la pace è data in pienezza. Così dice Brown, sul ritorno di Gesù dai discepoli: «Ora che è ritornato da loro, egli concede questa pace, perché nello Spirito Santo (v.22) essi hanno la presenza duratura di Gesù e il dono dello stato di figli di Dio, che sono la base della pace cristiana»5.

Nei discorsi di addio la pace è data immediatamente dopo la seconda promessa dello Spirito6. Quello che sembra quasi una rottura letteraria nella promessa dello Spirito è, infatti, un “binomio” intrinsecamente unito. Fabris, in questa stessa linea, dopo aver parlato della pace – nel campo biblico – come alleanza, afferma:

«nella tradizione profetica questa instaurazione della pace definitiva è collegata con una particolare effusione dello Spirito (Is 32,15-20); allora si realizzerà la piena e perfetta alleanza: una “alleanza di pace” (Ez 34,25; 37,26; cf. Is 4,10)»7.

Se l’alleanza di pace nella letteratura profetica è intrinsecamente collegata all’effusione dello Spirito, allora noi capiamo che la pace si realizza definitivamente quando Cristo effonde il suo Spirito, ossia, nella sua glorificazione. Cirillo Alessandrino ha formulato questa verità in una formula breve e precisa, dicendo: «La pace di Cristo è il suo Spirito»8, proprio in quanto nel dono dello Spirito si compie il disegno di Dio per la salvezza degli uomini.

 

Elton Alves, Missionário da comunidade Shalom de Lugano – Suíça

 

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1 GRASSO, Il Vangelo di Giovanni,770-771.

2 Cfr. Gv 12,28

3 Cfr. Gv 12,23.

4 MARCHESI, Il Vangelo della salvezza, anno A, 194.

5 BROWN, Giovanni, 1305.

6 Gv 14,25-26.

7 FABRIS, Giovanni, 783.

8 Cit. in FABRIS, Giovanni, 786.


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