Shalom

La missione Shalom a Varsavia completa un anno di attività

In seguito alla GMG 2016, la missione Shalom a Varsavia è segnata dalla presenza dei giovani. Cinque missionari della Comunità di Vita svolgono attività di evangelizzazione mentre apprendono la lingua e la cultura di San Giovanni Paolo II.

comshalom

Mese scorso la missione della Comunità Cattolica Shalom nella capitale polacca, Varsavia, celebra un anno di attività. Come risultato della Giornata Mondiale della Gioventù 2016 (GMG) in Polonia, la missione Shalom è caratterizzata dalla forte presenza della gioventù di Varsavia.

Oggi, cinque missionari della Comunità di Vita svolgono varie attività di evangelizzazione mentre apprendono la lingua e la cultura di San Giovanni Paolo II. In un’intervista a @comshalom.com, Isnayde Barreto, che è la responsabile della missione, condivide ufficialmente le grazie e le sfide del primo anno a Varsavia.

SH: Racconta un po’ com’è arrivata la Comunità a Varsavia, la capitale della Polonia.

Isnayde: Sicuramente, oltre ad essere un sogno del cuore di Dio, naturalmente, si può dire che la missione di Varsavia è anche uno dei frutti della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) 2016 tenutosi in Polonia e, di conseguenza, frutto del desiderio dei cuori dei giovani polacchi.

Raccontando un po’ della storia, è accaduto che nel periodo precedente alla Giornata Mondiale della Gioventù, noto come “pre-giornata” e tenutasi nella capitale della Polonia, Varsavia, la Comunità Shalom era presente nella città con i suoi missionari e giovani pellegrini dell’Opera. E prima che effettivamente partissero per l’evento a Cracovia, ci sono stati momenti di esperienze forti con i giovani e le famiglie di Varsavia, che hanno creato legami di amicizia e di fraternità, contribuendo allo stesso tempo con la spiritualità del nostro carisma nel gruppo e presentando anche il nostro modo di pregare e la gioia di testimoniare Cristo risorto.

Tutto questo ha generato un movimento in cui gli stessi giovani polacchi hanno chiesto la presenza della Comunità anche a Varsavia (eravamo a Cracovia dal 2015) e dopo il normale processo di una fondazione, in comunione con la Chiesa locale, aiutata anche dai giovani della città, è stata ufficialmente annunciata la fondazione di Varsavia nel 2017. Poi c’è stato il discernimento dei missionari.

 

SH: Com’è il processo di adattamento? Quali sono le grazie e le sfide di questo tempo?

Isnayde: Ognuno vive un tempo diverso, ma grazie a Dio stiamo trovando a vicenda e soprattutto nella vita dei giovani e nelle esigenze che sono emerse nella missione, una leva che ci getta ancora di più in questo processo. Viviamo in un percorso che non è molto naturale in una fondazione… Il processo naturale sarebbe quello di dedicarci agli studi, tuttavia per il modo in cui siamo stati invitati a essere qui, questo ci ha indicato un altro modo di vivere l’apprendimento e l’inculturazione: stare con loro e, attraverso la formazione, evangelizzare le persone insieme a loro, anche se siamo ancora all’inizio della missione.

La sfida è lingua – il polacco, infatti, è una lingua difficile! E come grazia, i giovani! Non posso pensare di rispondere in nessun altro modo. In un primo momento, le esigenze della missione erano una sfida per noi perché avevamo paura a come poter rispondere a tutti senza la padronanza della lingua, ma nel corso del tempo abbiamo visto che era fonte di molte grazie. Infatti ci spinse ancora di più ad imparare a poter rispondere ed evangelizzare. Tutto questo, ogni passo, ogni risposta, con il supporto dei nostri giovani.

 

SH: Quali sono attualmente le attività promosse dalla Comunità?

Isnayde: Ogni giorno, Dio ci dimostra la sua generosità, la sua urgenza di evangelizzare questa città e questo popolo. In tre mesi di missione, gli stessi giovani che hanno chiesto la Comunità per questa città, ci hanno accolto e hanno spontaneamente avviato un gruppo di preghiera nella nostra casa, senza preoccuparsi che conoscessimo o meno la loro lingua. Hanno solo espresso il desiderio di sperimentare il Carisma attraverso noi, qualcosa che stavano aspettando da tempo.

E così il nostro primo gruppo di preghiera è iniziato in inglese, portoghese e polacco. Questo gruppo che è iniziato con 7 giovani oggi ha 12 giovani che sono stati attratti da coloro che erano stati lì per un po’ di tempo e anche attraverso altre azioni come la mensa e la preghiera carismatica. Questa preghiera ci è stata affidata dal nostro parroco, in comunione con un diacono permanente, ogni domenica dopo la messa nella cappella. In quel momento, preghiamo per ogni persona presente in modo individuale.

Inoltre, sei mesi fa, abbiamo iniziato un’attività, in comunione con i nostri sacerdoti responsabili, di organizzare e gestire un ristorante situato nel seminterrato della Chiesa. Questa azione è stata una “rete di pesca”, dove abbiamo vissuto l’evangelizzazione secondo i nostri modelli. E infine, quest’anno abbiamo anche iniziato a percorrere un cammino vocazionale con 5 giovani, gli stessi che ci conoscevano dalla GMG. È una grande grazia iniziare questa missione dai giovani, con i giovani e attraverso una caffetteria, perché è così che la nostra Comunità ha iniziato 36 anni fa. Vediamo tutto questo come un grande segno della volontà e del desiderio di Dio per questa missione.

 

SH: Com’è il rapporto con i giovani?

Isnayde: Molto bello! Come ho già detto, siamo particolarmente benedetti da Dio perché loro, i giovani, sono i protagonisti della missione. Sono già responsabili di molte cose: della caffetteria, del gruppo di preghiera (alcuni di loro già coordinano le preghiere della comunità e organizzano momenti di convivenza fraterna). Sono anche molto presenti nella nostra casa comunitaria, mattina di preghiera, convivenza fraterna, preghiere comunitarie, date festive e celebrative per la Comunità: insomma, è con loro che stiamo conducendo questa missione. Oltre a tutto questo, quest’anno siamo riusciti a mandare due delle nostre giovani alla scuola di Leaderhip di Fortaleza, che ha portato ancora più grazie ai giovani di questa missione…

 

Traduzione: Jhoanna Climacosa


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