Nella penultima domenica dell’Anno liturgico, la Chiesa ci consegna un Vangelo forte e, a prima vista, persino spaventoso (Lc 21,5-19), dicendo che «non sarà lasciata pietra su pietra», e di «guerre, terremoti, persecuzioni…». Non sono poche le persone che, quando sentono questo testo, pensano subito: “Ok, è la fine del mondo!”. Ma Gesù non parla per generare panico; Egli parla per accendere in noi il discernimento, la vigilanza e la perseveranza. Al termine dell’anno liturgico, siamo invitati a guardare alla fine, a non avere paura, ma a scegliere meglio come vivere l’oggi.
Nel nostro podcast di questa settimana (https://www.youtube.com/watch?v=Ycp0gAhisL0) proponiamo sette punti per la vostra preghiera con questo Vangelo. Eccoli, sotto forma di meditazione, per aiutarvi con la vostra Lectio Divina.
- “Ammiri queste cose?” (Lc 21,6a)
Il Vangelo inizia con la gente che ammira la bellezza del Tempio, ornato di bellissime pietre. Gesù non nega la bellezza, ma la pone nella prospettiva dell’eternità: «Non sarà lasciata pietra su pietra». Tutto ciò che oggi sembra solido, brillante, intoccabile – opere, progetti, strutture, persino realtà religiose – un giorno passerà. Questo non è disprezzo per ciò che è bello; È un invito a riordinare le priorità del cuore. Dov’è la mia vera ammirazione? Nelle cose che si dissolvono, o in colui che rimane? Possiamo contemplare la bellezza del mondo, dell’arte, delle chiese, delle persone, ma senza dimenticare che solo l’amore di Dio non passa. Con Santa Teresa di Gesù risuona la parola: “Tutto passa; solo Dio non cambia”. È un invito discreto di Gesù: “Ciò che oggi più vi affascina… Sarà ancora importante di fronte a ciò che non passerà?”
- “E quale sarà il segno…?” (Lc 21,7c)
All’annuncio della rovina del Tempio, sorge subito la domanda: “Maestro, quando accadrà questo? E quale sarà il segno che queste cose stanno per accadere?” Il cuore umano ama le previsioni, i programmi della fine, i calcoli delle date, le mappe delle catastrofi. Gesù, però, non fa il gioco della curiosità ansiosa. Non dà un “trucco” per identificare la fine. Descrive eventi che hanno accompagnato tutta la storia: guerre, conflitti tra popoli, calamità naturali, epidemie… Questo è sempre esistito e continuerà ad esistere. La cosa più importante non è “quando” o “dove” o “come“, ma “con chi” passo attraverso tutto questo. Il vero segno è Gesù stesso. Ogni sconvolgimento della storia – mondiale o personale – deve essere un monito: “Passi la forma di questo mondo” (1 Cor 7,31b); “Noi non guardiamo le cose che si vedono, ma le cose che non si vedono; ciò che si vede infatti è transitorio, ma ciò che non si vede è eterno» (2 Cor 4,18). Da qui l’invito del Signore: “Fissa il tuo sguardo su di me“. Il Vangelo sposta la nostra curiosità dal calendario alla conversione: più che sapere “quando sarà la fine”, dobbiamo chiederci: come vivo oggi?
- «Guardatevi dal sedurre» (Lc 21,8b)
Gesù è molto chiaro: “Guardatevi dal sedurre, perché molti verranno nel mio nome e diranno: ‘Sono io!’ … “Il tempo è vicino”. Non seguite questa gente!” In ogni epoca emergono profeti di paura, predicatori di disastri, teorie del complotto “definitive”, date fissate per un presunto rapimento, “” apocalittiche sulle reti. Oltre ai falsi profeti religiosi, ci sono anche gli inganni più sottili: vangeli senza croce, spiritualità senza conversione, dottrine che ci allontanano dalla Chiesa e dalla Tradizione. Gesù ci dà il criterio: i frutti e la Sua Parola e quella della Chiesa: «Voi li riconoscerete dunque dai loro frutti» (Mt 7,20) e «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; Se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.” (Gv 15,20). Fino a che punto mi lascio nutrire da notizie allarmistiche, video sensazionalistici, messaggi “rivelati” che generano più ansia che fede? La Parola oggi ci invita a un sano digiuno di paura e a maturare la fiducia: non ho bisogno di correre dietro a segni segreti, ho bisogno di rimanere saldo in Gesù, nella Chiesa, nei Sacramenti. Lui da solo basta!
- «Sarete presi in prigione e perseguitati» (Lc 21,12b)
Prima di parlare della fine, Gesù parla di una cosa molto concreta, di persecuzione: “Sarete presi e perseguitati… Sarete condotti davanti a re e governatori per amore del mio nome”. Quando Luca scrive il suo Vangelo, questo stava già accadendo: il Tempio era stato distrutto (nell’anno 70 d.C.), i cristiani erano perseguitati e consegnati ai tribunali. Oggi, questa profezia rimane dolorosamente attuale: ci sono ancora molti cristiani perseguitati, imprigionati, torturati e uccisi per la loro fede. E nei Paesi di tradizione cristiana cresce la persecuzione “di cortesia“: derisione, emarginazione, perdita di opportunità a causa della fedeltà alla Chiesa e alla morale cristiana. Gesù, però, la interpreta come un’occasione di testimonianza: è proprio lì che si rivela l’autenticità della fede. In greco, “testimone” è “martire”, e forse non si è chiamati al martirio del sangue, ma forse a un martirio bianco: essere fedeli quando è più facile tacere, relativizzare, “adattarsi”. La domanda che può guidare la preghiera è: “Come rispondo quando la mia fede incontra resistenza? Mi nascondo, attacco o assisto con mansuetudine e fermezza?”
- “Ti darò parole così giuste…” (Lc 21,15a)
In mezzo a tante prove, Gesù non solo avverte, ma promette: “Prendi la ferma risoluzione di non fare piani in anticipo per la tua propria difesa, perché ti darò parole così accurate che nessuno dei tuoi nemici potrà resisterti o confutarti”. Questo non è un invito alla pigrizia intellettuale, ma alla fiducia nel Signore e nello Spirito Santo. È un forte richiamo a vivere così uniti a Gesù che, quando saremo messi alla prova, la Sua Parola verrà in nostro aiuto. Quante volte ci angosciamo pensando: “E se mi chiedi in chi credo? E se mi prendono in giro? E se non so come rispondere?” Gesù ci assicura: “Confida in me. Fai la tua parte – prega, sii formato, rimani nella Chiesa – e io farò la Mia”. Questo brano è una consolazione speciale per coloro che soffrono l’opposizione in famiglia, nel lavoro, nella scuola per il fatto di essere cristiani. Il Signore dice: “Non sei tu che difenderai Gesù; sono Io che ti difenderò. Lasciate che parli per voi e per voi”.
- “Sarai liberato…” (Lc 21,16a)
Forse uno dei versetti più dolorosi è questo: “Sarete liberati anche dai vostri genitori, fratelli, parenti e amici”. Gesù non romanticizza il discepolato. Sa che seguire la volontà di Dio spesso costa incomprensioni anche in casa: genitori che non accettano la vocazione dei figli, coniugi che inciampano nella conversione dell’altro, giovani che vengono ridicolizzati perché hanno deciso di vivere la castità, famiglie divise a causa della fede. Questo non significa abbandonare la famiglia, tanto meno smettere di onorare il padre e la madre; significa, piuttosto, riconoscere che Cristo deve essere al primo posto nel nostro amore e, quando l’obbedienza a Dio e il piacere ai membri della famiglia si scontrano, è il Vangelo che deve prevalere. Qui la preghiera può essere molto concreta: mettere davanti a Gesù le tensioni familiari legate alla fede, chiedere la grazia di amare di più, non di meno, i nostri di più, senza negoziare l’essenziale. Allo stesso tempo, ricordate che anche noi, a volte, possiamo essere quelli che “cedono” l’altro, quando non accogliamo l’opera di Dio nella vita di coloro che ci stanno accanto.
- “È rimanendo saldi che ti guadagnerai da vivere!” (Lc 21,19)
L’ultima frase di Gesù è la chiave di lettura di tutto il Vangelo, la perseveranza e la fedeltà nelle avversità: “È stando saldi che guadagnerai la vita”. La vita cristiana non è una corsa di 100 metri, è una maratona! Non basta cominciare bene, infiammarsi in un ritiro, innamorarsi di Gesù in un’esperienza forte. Il segreto non è l’entusiasmo, è la perseveranza. Perseverare quando la preghiera è arida, quando la Chiesa è criticata, quando gli scandali confondono, quando le guerre e le crisi sembrano contraddire la bontà di Dio. Gesù non promette l’assenza di sofferenza; egli promette che, in mezzo a tutto, non sfugge un capello del nostro capo alla cura del Padre. La perseveranza non è cieca testardaggine; È fedeltà amorosa: cadere e rialzarsi, scoraggiarsi e ricominciare, piangere e continuare a confidare. Alla fine, la vera vittoria non sarà per coloro che hanno indovinato date e segni, ma per coloro che, sostenuti dalla grazia, sono rimasti in Cristo fino alla fine.
Alcune conclusioni pratiche
- Pregate per la grazia di relativizzare ciò che passa: i beni, le strutture, i progetti, e di fissare lo sguardo su ciò che non passa: Dio, il suo amore.
- Distingui ciò che stai consumando: notizie, canali, contenuti. Alimentano la fede o la paura? Sono nutrienti o dannosi?
- Presenta a Gesù le piccole e grandi persecuzioni che subisci per il fatto di essere cristiano; chiedigli un coraggio gentile e un cuore senza risentimento.
- Intercedi per i cristiani perseguitati in diverse parti del mondo. Adotta un paese o una comunità perseguitata e ricordalo a Messa, nel rosario.
- Scegliete un campo concreto in cui perseverare in questa settimana: la preghiera quotidiana, la Messa domenicale, la meditazione della Parola, un sacramento (confessione rimandata di mesi?), un servizio in parrocchia o in comunità.
Passi della Lectio Divina
- Lettura (lectio): Leggete il Vangelo (Lc 21,5-19) con calma, a bassa voce, sottolineando le parole che più vi toccano: “non sarà lasciata pietra su pietra“, “guardatevi dal lasciarvi ingannare“, “sarete perseguitati“, “vi darò delle parole“, “rimanete saldi…”.
- Meditazione (meditatio): Chiediti: “Cosa mi preoccupa di più di questo testo? A che punto Gesù mi conforta? Dove ho mai sperimentato tutto questo: inganni, prove, persecuzioni discrete?”
- Preghiera (oratio): Parla al Signore da ciò che ha toccato il tuo cuore. Chiedi: “Gesù, preservami dall’inganno, rafforzami nelle persecuzioni e dammi la grazia di perseverare sino alla fine.“
- Contemplazione (contemplatio): Rimani in silenzio davanti a Gesù. Immagina di tenergli la mano in mezzo alle tempeste e alla confusione; lascia che la pace di Cristo calmi le tue paure, ansie e preoccupazioni esagerate.
- Azione (actio): Scegliere un gesto concreto di fede perseverante: assumere un impegno abbandonato, difendere la fede con la carità in qualche situazione, visitare qualcuno che soffre a causa della sua fedeltà a Dio, o offrire un sacrificio o una penitenza per i cristiani perseguitati.
Perché questo Vangelo alla fine dell’Anno Liturgico?
Perché, alla fine dell’anno, la Chiesa vuole ravvivare in noi la prospettiva dell’eternità: tutto passa, Gesù viene. Non sappiamo né il giorno né l’ora, ma sappiamo che Egli verrà. Questo Vangelo ci aiuta a:
- Relativizzare ciò che oggi sembra assoluto (templi, sistemi, poteri).
- Discernete gli spiriti e i messaggi, per non farvi ingannare dalle paure e dai falsi profeti.
- Perseverare nella fede, anche in mezzo alle guerre, alle crisi, alle persecuzioni e alle divisioni familiari.
Alla fine, la grande notizia non è che “il mondo finirà”, ma che Cristo ritornerà. E quando verrà, troverà in noi un cuore ammirato dalle pietre… o un cuore fisso su Colui Che è la Pietra Angolare?
Ci vediamo domenica prossima.
Shalom!