Shalom

Un missionario in Svizzera racconta come è essere un evangelizzatore in Europa ai tempi del Covid-19

L’annuncio, che si svolge per mezzo dell’intercessione e del dialogo, ha come obiettivo portare la speranza a coloro che non conoscono la Buona Novella di Cristo.

In questa Serie Speciale di comshalom.org ai tempi della Pandemia, tu stai assistentendo a come i missionari in tutto il mondo hanno vissuto la virtù della speranza, propria dei cristiani in tutti i momenti della vita.

Oggi tu conoscerai un membro della Comunità Cattolica Shalom che vive in Svizzera. Lui racconta come è arrivato al popolo europeo nell’epoca delle restrizioni a causa del Covid-19.

Svizzera: una routine di studi e intercessione

Isaac Soares è missionario della Comunità di Vita Shalom a Lugano, Svizzera. Lui racconta che in questo tempo, i fratelli hanno vissuto la missione seguendo le direttive della Chiesa locale e anche delle autorità governanti, che hanno ristretto la circolazione delle persone nelle strade.

“Le attività presenziali qui nel paese sono sospese. Qui a Lugano, tutti studiamo Teologia. Anche le Messe non stanno essendo celebrate con il pubblico. L’orientazione è stare in casa e studiare quello che i professori stanno registrando per mezzo delle piattaforme digitali. Qui in casa stiamo assistendo alle lezioni e ci stiamo impegnando al massimo per, in questo tempo, pregare di più”, puntualizza.

Isaac racconta che la missione di Lugano è finita a fare il Cerchio di Gerico (per una settimana), con un’intercessione h24. Lui ribadisce che stare in casa non è motivo di smettere di evangelizzare.

Il missionario afferma che dall’inizio della determinazione del governo affinchè tutti restassero in casa, loro hanno cominciato a utilizzare tre mezzi concreti per evangelizzare: 1. Intercedere. 2. Permettere che il popolo viva i momenti di preghiera con i membri di Shalom in Svizzera attraverso le Reti Sociali, specialmente il Rosario della Misericordia, gruppi di preghiera e formazione online. 3. Esser vicini agli abitanti del paese in forma personale: attraverso le chiamate, videochiamate e messaggi di testo, con l’obiettivo di rafforzare lo spirito di Unità tra le persone che conoscono la Comunità nel paese.

“A Dio manca il suo popolo. Noi, missionari, dobbiamo essere questo popolo che in questo periodo intercede davanti a Lui. Questo è un tempo in cui anche al popolo manca Dio, per non potersi riunire e celebrare la fede. Noi allora possiamo essere questa presenza di Dio nella vita del popolo e riscoprire il senso profondo di cosa vuol dire essere missionario”, risalta Isaac.

 

Traduzione: Valeria Cerroni


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