Shalom

“All Together” con il nostro fondatore, Moysés Azevedo, durante il Giubileo dei Giovani 2025

Oltre 250 pellegrini della Comunità Shalom di diverse nazionalità si sono riuniti nella Parrocchia dell’Immacolata a Roma per ascoltare le parole di Moysés Azevedo, fondatore della Comunità.

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Moysés Azevedo, fondatore della Comunità Cattolica Shalom, è a Roma per il Giubileo dei Giovani. Durante il suo soggiorno nella città eterna, ha incontrato i pellegrini della Gioventù Shalom all’“All Together”, incontro promosso dalla Comunità nella Chiesa di Santa Maria Immacolata e San Giovanni Berchmans.

Erano presenti giovani dell’Opera Shalom provenienti da diversi paesi: Polonia, Germania, Croazia, Portogallo, Spagna, Ungheria, Stati Uniti e Canada, tra gli altri.

3 raccomandazioni di Moysés ai giovani pellegrini

“Perché siete venuti qui a Roma?” Con questa domanda Moysés ha iniziato il suo messaggio, lasciando tre raccomandazioni fondamentali ai giovani:

  1. Fissare lo sguardo su Gesù

    “In questi giorni di grazia e festa, c’è una grazia ancora più grande che ci ha portati qui, una grazia che ci trascende. Fissate gli occhi su Gesù!”

  2. Unire il cuore alla Chiesa

    “È tempo di capire che la Chiesa è la nostra casa. Nonostante le fragilità umane, essa è eterna. Guardatevi intorno: siamo tutti discepoli di Gesù, in cammino insieme. La Chiesa ha un volto giovane e ha bisogno del nostro sì.”

  3. Ascoltare le parole di Papa Leone XIV

    “In questi giorni in cui la Chiesa vive uno dei più grandi incontri della gioventù cattolica, fate attenzione alle parole di Papa Leone.”

La speranza cristiana ha un nome: Gesù

E l’appello di Papa Leone XIV ai giovani, all’apertura del Giubileo, è stato quello di essere segni di speranza.


“Nei prossimi giorni, avrete l’opportunità di essere una forza che porta la grazia di Dio, un messaggio di speranza, una luce per la città di Roma, per l’Italia e per tutto il mondo.”


Ricordando ciò, Moysés ha affermato che la speranza cristiana non è un’idea astratta. “La speranza è una persona: Gesù Cristo, che è morto e risorto per darci una speranza che non delude. Quella del mondo inganna, ma quella di Cristo è vera e ci conduce alla vita piena.”


Il fondatore ha anche ricordato che l’immagine della speranza, secondo la Sacra Scrittura e il Catechismo della Chiesa Cattolica, è un’ancora. “Il marinaio lancia l’ancora nel fondo del mare, ma il cristiano lancia l’ancora in cielo. È là che fissiamo i nostri occhi e il nostro cuore: nell’eternità.”

La pace nel seguire Gesù

Un altro aspetto del messaggio del pontefice che Moysés ha approfondito è stato l’invito alla pace.

“E dove inizia la pace? Inizia dentro di noi, nel cuore di ciascuno. Non esiste sequela di Gesù senza preghiera. La pace si costruisce con una vita riconciliata con Dio, con gli altri e attraverso opere di misericordia.”

Essere la forza che porta la grazia di Dio

Per “essere la forza che porta la grazia di Dio”, Moysés ha sottolineato l’importanza del seguire Gesù. Ha ribadito che lo stile di Gesù è la croce. “Vivere la croce significa perdere la vita, smettere di vivere per sé stessi. Ma dall’altra parte della croce troviamo la vita piena. La vera felicità.”

Avere il coraggio di dare tutto

Alla fine, Moysés ha incoraggiato i giovani a offrire la propria vita per l’evangelizzazione, raccontando la storia “Il mendicante” di Rabindranath Tagore, poeta e drammaturgo indiano.


La storia narra di un mendicante, abituato a chiedere sempre, che viene sorpreso quando un re gli chiede cosa ha da offrire. Il mendicante prende il più piccolo dei chicchi che ha nella sua borsa e lo dà al re, e alla fine rimane sorpreso nel trovare un minuscolo granello d’oro dopo la partenza del sovrano.


“Con quale amarezza piansi per non aver avuto il coraggio di dare tutto…”, si lamenta il mendicante.


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