La speranza in san Paolo – parte 1

In un tempo in cui spesso si fatica a trovare delle ragioni per sperare, noi che abbiamo la convinzione di poter fare sicuro affidamento al Dio della Bibbia abbiamo più che mai il dovere di – come dice san Pietro ai Cristiani – «rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1). A questo punto, nella prima lettera di Pietro ci mostra come l’evento pasquale dia forma e contenuto alla speranza cristiana. Questa è la vera speranza, la speranza che è donata da Dio ai credenti e, attraverso loro, agli uomini: è la speranza che i cristiani hanno il compito di annunciare e testimoniare al mondo, perché «in questa speranza siamo stati salvati» (2). Nella Sacra ...

L’uomo davanti al peccato

L’uomo moderno non ha più familiarità con il concetto di peccato, perché l’idea di peccato «gli pare sostituire il diritto di un altro, il diritto di Dio, sulla propria coscienza», e dunque lo fa sentire in una posizione di «dipendenza da Dio e di non autonomia». Di conseguenza fa difficoltà anche ad accogliere il discorso cristiano sulla remissione dei peccati, e quindi sulla misericor-dia del Padre. Per questo è necessa-rio tornare a proporre con maggiore insistenza proprio l’insegnamento sulla divina misericordia e sul sacri-ficio di Gesù sulla croce per la re-missione dei peccati del mondo. Ecco in sostanza il senso dell’inter-vento del reggente della Pe-nitenzieria Apostolica, sua Eccellen-za Krzysztof Nykiel, che ha preso la parola martedì 4 marzo, durante la ...

È bello essere perdonati

di INOS BIFFI «Pensiamo che è bello essere santi, ma anche bello è essere perdonati». Questa espressione di un’omelia di Papa Francesco sulla bellezza di es-sere perdonati richiama da vicino alcune espressioni sorprendenti di sant’Ambrogio e, soprattutto, la sua teologia della misericordia, che lascia sbalorditi. Per il vescovo di Mi-lano il perdono è il motivo per cui Dio ha fatto il mondo e particolar-mente ha creato l’uomo. Ai suoi oc-chi il peccato non ha la competenza di decidere e di riuscire, ed è già, in certo modo, preventivamente perdo-nato e sciolto. Anzi, paradossalmen-te, egli ritiene che il peccato ha una sua positività, servendo per l’esalta-zione dell’opera autentica cui Dio mirava, che non è la pura creazione, bensì la redenzione della ...

Amore e bene comune‏

Il verbo “amare”, non solo nella lingua italiana, si adopera per riferirci a relazioni di tipo diverso. Traduciamo dal greco che Paride amava Elena, la moglie di Agamennone, che Achille amava Patroclo, suo amico, che i primi cristiani erano riconosciuti per come si amavano. Ma questa traduzione tradisce il senso vero del greco antico. Difatti i greci usavano tre parole diverse per declinare il verbo amare: eros, philia e agape. Quindi l’amore di Paride verso Elena era eros, quello di Achille verso Patroclo era philia, quello dei cristiani delle prime comunità cristiane era un amore fraterno e totale, agape. E’ bene ricordare che gli autori del Nuovo Testamento quando dovettero parlare dell’amore cristiano crearono una parola nuova, agape, una termine ...

La fede in san Paolo – parte 2

Terzo livello della fede La fede nel secondo livello è sempre la continuazione dell’opera di Cristo nel credente e la sua personale risposta, conducendo il credente ad una crescita progressiva nel mistero filiale del Figlio. «Però, nella visione di Paolo, il cristiano credente non è mai solo, molto meno diventa un isolato. Si profila così quello che costituisce un terzo livello nel cammino di fede. Tale livello dipende dal secondo e ne è come una conseguenza e una esplicitazione»1. Ed è importante notare che questo «non è successivo al secondo ma gli è in certo senso contemporaneo»2. Si tratta della fede condivisa nella vita comunitaria. Sicuramente la fede è una risposta personale che, se viene meno nel credente – diventato ...

La fede in san Paolo – parte 1

Entriamo adesso in un tema ricchissimo per la teologia paolina: la fede. Questo perché «Paolo dedica una attenzione amplissima alla fede, sia per quanto riguarda il suo esercizio concreto sia anche per quanto riguarda una sua concettualizzazione»1. Vale a dire che il tema della fede in Paolo si riscontra tante volte con la mentalità farisaica dove le opere della legge compiano la nostra giustizia al cospetto di Dio. «Nell’Antico Testamento, la fede è un atteggiamento di ubbidienza e di confidenza verso Dio, e non solo una “questione di comprensione”. Il modelo è Abramo, il “padre della fede’’(Gen 15,6) “Se non avete fede, non potrete sussistere’’ (Is 7,9)»2. Possiamo dunque affermare che «La fede è perciò molto di più di una ...

Il soffio del Risorto e il dono dello Spirito – Parte 2

Rimane quindi chiaro che Gesù risorto dà lo Spirito realmente – e non un dono a metà, incompleto – ai discepoli. Altri autori però, hanno notato che il IV vangelo narra il dono dello Spirito alla morte e alla risurrezione di Gesù, e hanno voluto spiegare il fatto attribuendo dei gradi o delle “funzioni” diverse dello Spirito in ognuna delle circostanze. La domanda che si pongono è: “se Gesù ha effuso il suo Spirito alla croce, quale è il senso della narrazione dell’effusione dello Spirito alla risurrezione?”. Grasso risponde magistralmente a questa domanda – e all’altra, sul dono dello Spirito narrato a pentecoste in confronto con la narrazione giovannea – dicendo: «Tali interrogativi di marca storicistica non rendono un buon ...

Il soffio del Risorto e il dono dello Spirito – Parte 1

Nel Vangelo di Giovanni, il dono dello Spirito è preceduto da un gesto ricchissimo – fatto da Gesù – nel suo simbolismo. Il verbo utilizzato qui è «ἐνεϕύσησεν» (soffiò), che è lo stesso verbo adoperato in Gn 2,7 nel testo della LXX1. Così l’Evangelista fa un vero legame tra la creazione del primo uomo e la ricreazione operata dall’evento pasquale. Il particolare di questo verbo – e del suo rapporto intenzionale con Gn 2,7 – diventa ancora più evidente quando si nota che il verbo compare solo qui in tutto il Nuovo Testamento2. Così come per Gn 2,7, la nostra comprensione del testo giovanneo viene arricchita quando osserviamo le circostanze in cui compare lo stesso verbo nell’ AT. Difatti Fabris afferma: ...

La Dottrina sociale della Chiesa come via della nuova Evangelizzazione

La Chiesa italiana è stata tra la le prime a riflettere e approfondire, sotto impulso del magistero di Giovanni Paolo II, la dimensione della Dottrina Sociale come via della nuova evangelizzazione. Il documento “Evangelizzare il sociale” del 1992, ha dato vita ad una profonda riflessione sulla DSC, inserendosi pienamente nella dimensione evangelizzatrice e pastorale, nella catechesi sociale, nell’analisi antropologica. Ma la vera svolta per la Chiesa universale è stata la “Caritas in Veritate” (CV) del Papa emerito Benedetto XVI. Con questa enciclica la DSC viene riconosciuta come via della nuova evangelizzazione. Aspetto poi confermato dal Sinodo del 2012 (“La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”). Benedetto XVI afferma nella CV che la DSC è “annuncio essenziale e testimonianza ...