Di José Ricardo Bezerra e Felipe Bezerra
“Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù si alzò ed esclamò: ‘Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo seno sgorgheranno fiumi di acqua viva.’ Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui; infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato.” (Gv 7,37-39)
Introduzione
Oggi celebriamo la Solennità di Pentecoste, che chiude i cinquanta giorni del Tempo Pasquale. In questo Anno A, abbiamo scelto di meditare non il Vangelo del giorno (Gv 20,19-23), che abbiamo già meditato nella Domenica della Divina Misericordia, ma quello della Vigilia di Pentecoste, proclamato nella Messa del sabato sera: Giovanni 7,37-39.
Sono solo tre versetti, ma custodiscono una ricchezza immensa. Gesù è a Gerusalemme per la Festa delle Capanne (Sukkot), uno dei tre grandi pellegrinaggi annuali degli ebrei, insieme alla Pasqua e a Pentecoste. Era una Festa solenne, che celebrava i raccolti alla fine dell’autunno e ricordava il pellegrinaggio nel deserto, quando il popolo dormiva sotto le tende. Ancora oggi molti ebrei mantengono l’usanza di montare tende sui loro balconi durante questi giorni.
Un dettaglio liturgico di questa Festa illumina il Vangelo di oggi: c’era una libagione di acqua. I sacerdoti scendevano alla piscina di Siloe, riempivano brocche e salivano con il popolo in processione festiva cantando “Osanna” e “Alleluia” fino al Tempio, dove versavano l’acqua sull’altare. Un detto popolare diceva: “Chi non ha visto la gioia della Festa della libagione dell’acqua, non ha visto cosa sia la vera gioia”. E, secondo alcune tradizioni, nell’ultimo e più solenne giorno della Festa, i sacerdoti non portavano l’acqua, ricordando la sete sofferta nel deserto. È esattamente in questo giorno che Gesù si alza e grida: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva” (Gv 7,37).
Condividiamo qui sotto cinque punti del Vangelo di oggi perché tu possa meditare e pregare.
1. “L’ultimo giorno della festa“
Gesù sceglie di manifestarsi nel giorno più solenne, al culmine della Festa delle Capanne. Questa Festa era un memoriale del pellegrinaggio nel deserto (quando vivevano sotto le tende) e un rendimento di grazie per i raccolti di quell’anno. Una tradizione rabbinica dice che la roccia che Mosè colpì e da cui sgorgò acqua per saziare la sete del popolo (cf. Es 17,1-7) li accompagnò nel deserto, e che la stessa roccia andò a riposare nella piscina di Siloe, che riceveva le acque della sorgente di Gihon. Una profezia di Ezechiele annunciava che dal lato destro del Tempio sarebbe sgorgata una fonte che sarebbe diventata un fiume impetuoso, dando vita a tutto ciò che incontrava (cf. Ez 47,1-12).
Ogni domenica è, per noi cristiani, un giorno di festa, perché è il giorno del Signore: “Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso” (Sal 118(117),24). Pentecoste è, per eccellenza, giorno solenne di Festa, l’ottava domenica, la conclusione del Tempo Pasquale, giorno in cui tre Feste si concentrano: Pasqua, Pentecoste e, sullo sfondo, la Festa delle Capanne.
2. “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva“
L’invito di Gesù ha una condizione che può sorprenderci: “Se qualcuno ha sete…“. Non è che il Signore voglia limitare il suo dono: è che senza sete nessuno cerca acqua da bere. Chi si giudica soddisfatto, chi è orgoglioso, chi pensa di non averne bisogno, non la riceve. Riconoscersi assetati significa avere l’umiltà del povero, del bisognoso, del mendicante. Il Signore non ci forza mai. “Ecco, sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).
Qui risuona il Salmo 42(41),2: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio”. E l’appello di Isaia 55,1: “O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte”. Gesù si identifica chiaramente come la fonte di acqua viva di cui parlava Isaia: “Poiché io verserò acqua sul suolo assetato e ruscelli sulla terra arida; verserò il mio spirito sulla tua discendenza e la mia benedizione sui tuoi posteri” (Is 44,3).
3. La fede che riceve: “Colui che crede in me“
Il verbo che apre il dono della fede è credere: “Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,38). La fede è la porta attraverso cui entra lo Spirito.
Ma come fare il passo nella fede se è piccola? Gli stessi discepoli avevano fede meno di un granello di senape (cf. Mt 17,20). Non importa la grandezza, importa fare il passo. Tuttavia, la fede cristiana non è cieca, irrazionale; è una fede illuminata, che va oltre la ragione senza negarla. Gesù ci presenta vari testimoni perché crediamo in lui: Giovanni Battista, le opere che ha compiuto, le Scritture, il Padre e la Sua Parola (cf. Gv 5,21-39). Dirà a Tommaso, che chiese di toccare le sue ferite come condizione per credere: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20,29). Siamo noi quei beati, che non vediamo Gesù fisicamente, ma crediamo nella Sua Parola e nella testimonianza di chi ci ha preceduto. Questa fede si nutre, fa passi, e in quei passi riceve la risposta di Dio.
4. “Gesù parlava dello Spirito“: lo Spirito è l’acqua viva
E cosa sarebbero questi “fiumi di acqua viva”? Lo stesso evangelista ci dà la chiave per capire: “Gesù parlava dello Spirito” (Gv 7,39). Questa acqua viva, scrosciante e impetuosa come un fiume, è lo Spirito Santo. Ricordiamo subito la stessa promessa dell’acqua viva di Gesù alla samaritana (cf. Gv 4,10): l’acqua che disseta per sempre la nostra sete. Ricordiamo le profezie di Ezechiele: quella del fiume che sgorgava dal lato destro del Tempio (Ez 47,1-12) e quella delle ossa secche che ricevono il soffio dello Spirito e tornano alla vita (cf. Ez 37,1-14).
Questo Spirito sgorga dal seno di Gesù, perché è dal Suo costato aperto sulla croce che scaturiscono sangue e acqua (cf. Gv 19,31-35). Lo Spirito è dato dal Risorto che soffia sui discepoli nel mattino pasquale: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22), chiamata Pentecoste giovannea. È lo stesso Spirito venuto a Pentecoste (cf. At 2,1-13) con il fragore di un vento impetuoso e con lingue di fuoco, dando parresia, l’impulso evangelizzatore con tutta audacia, e l’amore riversato nei nostri cuori (cf. Rm 5,5). Tutto è lo stesso Spirito, la stessa acqua viva. È anche l’acqua del Battesimo, del Sacramento della Riconciliazione (“a chi rimetterete i peccati saranno rimessi”, Gv 20,23) e della Cresima.
5. “Dovevano riceverlo coloro che avessero creduto in lui“
Questo annuncio dello Spirito che Gesù fa nel mezzo della sua vita pubblica anticipa ciò che si realizzerà pienamente nella Pasqua e a Pentecoste; dice che i discepoli “dovevano riceverlo…” (Gv 7,39). Era una promessa che raggiunge ogni cristiano fino ad oggi.
Tutti i battezzati ricevono lo Spirito Santo. Ma, in molti, questo dono resta addormentato. Molti non usano i doni infusi (cf. Is 11,2), né i doni carismatici (cf. 1Cor 12,1-16) che il Signore ci ha affidato. Pentecoste è l’occasione di chiedere una nuova effusione: che lo Spirito rianimi in noi ciò che abbiamo già ricevuto nel Battesimo, che Egli ci dia l’intelligenza delle parole e delle opere di Gesù, che conduca ogni piccolo passo della nostra vita secondo il cuore di Dio.
Passi della Lectio Divina
Lettura
Prendi la tua Bibbia e leggi, con attenzione e senza fretta, Giovanni 7,37-39. Leggi di nuovo, a mezza voce o ad alta voce, se possibile. Sottolinea i verbi: esclamò, venga, beva, crede, sgorgheranno, dovevano ricevere. Nota le parole chiave: festa, sete, acqua viva, Spirito, fede. Colloca la scena: siamo nell’ultimo giorno della Festa delle Capanne (cf. Gv 7,2), a Gerusalemme, con Gesù in piedi, ad alta voce, che fa il suo invito.
Meditazione
Chiediti: quale sete c’è in me oggi? Di che cosa, davvero, ho sete? Riconosco la mia povertà davanti a Dio, o mi muovo soddisfatto di me stesso? In quali aree della mia vita lo Spirito Santo è addormentato? Quale passo di fede il Signore mi chiede ora, anche se la mia fede è piccola come un granello di senape? Lascia che lo Spirito Santo ti mostri una parola, un’immagine, una frase del Vangelo che tocca il tuo cuore oggi.
Preghiera
Rispondi al Signore con le tue stesse parole. Digli della tua sete, chiedi che mandi lo Spirito Santo su di te, e il dono della fede. Usa il Salmo 42(41) (“come la cerva anela ai corsi d’acqua…”), la sequenza di Pentecoste (“Vieni, Santo Spirito…”) o l’invito stesso di Gesù, e digli: “Signore, ho sete; vengo a Te e voglio bere”.
Contemplazione
Resta in silenzio davanti al Signore. Non devi dire nulla, né pensare molto. Solo rimani. Lascia che lo Spirito, che è l’acqua viva, riempia il tuo cuore. Come il cieco nato che si lavò nella piscina di Siloe (che significa “Inviato“, cf. Gv 9,6-7), lasciati lavare, guarire e illuminare.
Azione
Quale frutto concreto il Signore mi chiede questa settimana? Un gesto di fede? Una riconciliazione? Un sì all’impulso dello Spirito che sto rimandando? Scegli un’azione, per quanto piccola, e portala con te lungo i giorni.
Preghiera finale
Signore, come Ezechiele Ti chiediamo: manda, Signore, il Tuo Spirito dai quattro angoli del cielo. Vieni, Santo Spirito, che sei Dio con il Padre e il Figlio, vieni su di noi e dacci la grazia di riconoscere e prendere sul serio la nostra vita spirituale. Conduci i nostri passi in ogni piccolo dettaglio della nostra vita. Vieni, Santo Spirito, e riempi i cuori dei tuoi fedeli. Vieni, Padre dei poveri; vieni, Datore di tanti doni; vieni, Consolatore degli afflitti. Riempi i nostri cuori dell’acqua viva che sei Tu stesso.
O Maria, Sposa dello Spirito Santo, intercedi per noi, perché anche noi siamo ricolmi di Spirito Santo e concepiamo Gesù nel nostro cuore. Guida i nostri passi, conducici per mano.
Ave Maria, piena di grazia… Regina della pace, donaci la pace! Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Alla prossima settimana!
Shalom!
Video del podcast: https://youtu.be/N9pbN_WoZeA